Stefano Zaggia,
L'Università di Padova nel Rinascimento. La costruzione del palazzo del Bo e dell'Orto botanico,
Venezia, Marsilio Editori ("Saggi Marsilio"), 2003, pp. 128, 60 ill. b/n, € 20.00.

 

Lo studio degli edifici universitari in Italia non ha mai avuto una grande fortuna, e soprattutto manca di una apprezzabile organicità. Tale carenza degli studi è connessa anche a una caratteristica tipica delle università medievali o della prima età moderna, ovvero la diffusione capillare nelle città, all'interno di numerosi edifici, spesso in locali utilizzati provvisoriamente o di fortuna, diversi per elementi tipologici, dimensioni o funzioni. Il lavoro di Zaggia sulle sedi dell'Università di Padova realizzate nel corso del XVI secolo si inserisce perciò all'interno di un filone di studi particolarmente proficuo proprio per la complessiva assenza di lavori organici su queste tematiche.

È alla fine del Quattrocento che a Padova inizia il processo di unificazione delle sedi dello Studio sparse nel territorio urbano. In quel periodo, infatti, viene affittato per i giuristi l'Hospitium bovis. Qui nel 1542 si riuniranno le due facoltà dell'Università padovana, quella giurista e quella artista (dei filosofi e dei medici), premessa al rinnovamento architettonico che porterà alla costruzione del palazzo del Bo.

Questo è lo sfondo su cui si muove la ricerca di Zaggia, intesa a definire le vicende che portarono alla realizzazione del Bo e dell'Orto botanico, ovvero le due sedi principali dell'Università che si andranno a definire nel corso del Cinquecento, con l'evidente intervento, anche simbolico, della Serenissima. Infatti l'unificazione e la riorganizzazione delle sedi universitarie risulta determinante anche per l'affermazione del potere veneziano sullo Studio, con la definizione anche visiva e strutturale di sedi chiaramente distinte da quelle proprie della tradizione tardo-medievale ancora connesse con le istituzioni comunali padovane.

Lo studio di Zaggia definisce in maniera piuttosto chiara, oltre le questioni di carattere storico-documentario, anche quelle architettonico-formali. In quest'ottica, il Bo viene inserito all'interno del dibattito architettonico contemporaneo, e non solo come un momento nell'evoluzione della tipologia del collegio universitario, che in Italia aveva trovato la sua più precoce formulazione già sullo scorcio del Trecento nel bolognese Collegio di Spagna. Il Bo viene soprattutto considerato da Zaggia come unico esempio in Veneto del foro greco di cui scrivevano in quegli anni i trattatisti, con l'eliminazione degli spazi abitativi tipici dei collegi, sostituiti totalmente da strutture destinate alla didattica, e con la scomparsa della cappella, che pone l'accento sulla laicità dello Studio, accentuando il carattere veneziano dell'istituzione. A sua volta, infine, l'Orto botanico viene letto nell'ambito del processo di sviluppo del giardino all'italiana.

Un libro assai ben documentato questo di Zaggia, dunque, che consente di comprendere lo sviluppo dello Studio padovano, nelle sue forme architettoniche più caratteristiche e innovative non solo in rapporto alle realtà italiane ma anche in relazione con il più ampio panorama europeo.

Francesco Galterio
(29 ott. 2004)


Indice

Introduzione di Giuliana Mazzi

«Per l'honor del stato».
La costruzione di una nuova sede per lo Studio Patavino

«L'ornamento di quel studio nostro».
La fondazione e la costruzione dell'Orto botanico

Indice dei nomi e dei luoghi


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