Paola Venturelli,
Smalto, oro e preziosi. Oreficeria e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza
Marsilio Editore, 2003 ("Ricerche"), pp. 248, 90 ill. b/n, € 23,00

 

Pubblicati o esposti all’interno di Convegni e lezioni universitarie, tra 1995 e 2002, ad eccezione del primo capitolo, inedito, i saggi raccolti nel volume di Paola Venturelli, studiosa di consolidata fama che da tempo affronta le arti suntuarie lombarde alla luce d’intense frequentazioni con gli archivi e le fonti scritte, vengono a completare il quadro da lei offerto in Leonardo da Vinci e le arti preziose. Milano tra XV e XVI secolo, sempre edito dalla Marsilio (2002), costituendo la premessa di un prossimo suo studio: Oreficeria e arti preziose lombarde. Tra Gian Galeazzo Visconti e Galeazzo Maria Sforza.

Anche in questo volume, organizzato con il filo conduttore della committenza e degli smalti, sulla base di un metodo di lavoro che fa interagire tra loro le arti figurative, la storia, le fonti e i manufatti – profondamente conosciuti e analizzati dalla studiosa, come mostrano le schede che costituiscono la seconda parte del libro –, emerge il ruolo tutt’altro che secondario avuto nell’ambito della produzione delle arti suntuarie dai Visconti e dagli Sforza, a torto sottovalutati, o addirittura non considerati dalla critica che si occupa di questi temi. E anche in questo volume, fitte e documentate risultano le connessioni tra miniatura/ miniatori e orafi/oreficerie, sul versante degli smalti e delle tecniche (si vedano le osservazioni sull’opus punctorium), con puntualizzazioni su Giovannino de’ Grassi, Michelino da Besozzo, i de Predis, Butinone, o i Decio.

La storia si snoda a partire dall’epoca di Gian Galeazzo Visconti, con l’importante recupero d’alcune notizie su Giovannino de Grassi (dati d’archivio lo vedono coinvolto in più di un caso nel mondo orafo) e delle opere a lui riferibili o alla sua bottega, connesse ad un gruppo d’oreficerie in smalto en ronde bosse solitamente pensate d’ambito francese. Sfilano sotto i nostri occhi così alcune pagine dell’Offiziolo Visconti di Firenze, del Taccuino di Bergamo (i ff. 3v, 16v, 17v, 18v, 19v), unitamente ai partiti scultorei e architettonici del Duomo di Milano -sorto a partire dallo scadere del Trecento, straordinario luogo d’incontro di culture ed esperienze artistiche diverse, come lo fu Pavia con il castello e la Certosa-, relazionate al medaglione con la Trinità di Washington, a piccoli dittici o reliquiari pendenti, a un gruppo di fermagli figurati, alla bella Pace di Montalto Marche e al trittichetto del Rijksmuseum di Amsterdam. Tutti capolavori in smalto en ronde bosse, in parte evocati da ciò che risulta registrato nel sontuoso corredo di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo e sposa di Luigi d’Orléans, esaminato da Paola Venturelli anche sul versante terminologico. I successivi capitoli percorrono poi altri momenti della storia e dell’arte lombarda, principalmente concentrandosi sugli anni che registrano la presenza di Ludovico il Moro, marito di Beatrice d’Este – a Venezia nel 1493 – segnati anche dalla realizzazione del grande Tabernacolo voluto dal vescovo Pallavicino per la Cattedrale di Lodi, una straordinaria micro-architettura, ricoperta di smalti (1495) che dialoga strettamente con i fatti più importante dell’arte di quegli anni.

Il recupero delle fonti scritte operato dall’autrice, consente tra l’altro nuove scoperte sia sul fronte delle opere suntuarie stesse (per esempio, si veda il cap. VII), sia per i dipinti – come succede nel cap. II, con il reperimento archivistico di notizie sul fermaglio con l’angelo raffigurato nel dipinto attribuito ai Bembo attualmente a Brera, un gioiello appartenuto alla duchessa Bianca Maria Visconti Sforza – oltre che ricostruzioni di panorami intellettuali o gusti artistici (per es. i capp. VI, V, VIII).

Non rimane che augurarsi di vedere presto proseguire questa storia.

Daniela Landi
(22 marzo 2004)


Indice del volume

Parte prima
I. Smalti en ronde bosse per i Visconti. Nuove attribuzioni
II. Gioielli dei Visconti (1387-1403)
III. Il «fermaglio cum l'angelo» di Bianca Maria Visconti Sforza nel dipinto alla Pinacoteca di Brera
IV. «Relucebit ut vitrum». Osservazioni su alcune opere orafe della Diocesi milanese
V. Il Tabernacolo Pallavicino. Considerazioni sulle botteghe orafe e smaltarie di fine Quattrocento tra Milano e Lodi.
VI. Vetri preziosi e smalti tra Beatrice d'Este, Milano e Venezia. Alcune considerazioni
VII. I «vasi argentei con bel smalto et oro / da lui già fatti con mirabil spesa». Oggetti preziosi in relazione al Moro e al Tesoro sforzesco
VIII. Legature a placchetta per Jean Grolier, Tesoriere Generale a Milano dell'armata di Luigi XII. Considerazioni sul Maestro IO.F.F.

Parte seconda
IX. Il Tesoro della cattedrale di Voghera. Oreficerie

X. Schede
    1. La Pace di Filippo Maria Visconti
    2. Posate con lastrine in niello
    3. Un niello con Beatrice d'Este
    4. Medaglione in vetro dipinto e dorato
    5. Medaglione devozionale in smalto e madreperla
    6. Il reliquiario offerto da Girolamo Basso della Rovere

    7. Il calice di Santa Maria dei Servi

Bibliografia


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