La natura nell'arte. Un percorso tra realtà ed immagine nella pittura veneta del XV secolo,
a cura di Daniele Savio
, testi di Annalisa Perissa e Daniele Savio
Venezia, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico di Venezia, Servizi Educativi per il Museo e per il Territorio, 2002, CD-ROM

 

Si legge spesso che nel Rinascimento l'arte diventa strumento rigoroso di indagine e di conoscenza della realtà. Riportandoci però a quell'epoca, ci accorgiamo che l'assunto  di un’arte "imitatrice della natura" si rivela ingannevole. La riproduzione pittorica di scene legate alla tradizione religiosa o mitologica, di eventi storici, ma anche di scorci di paesaggio, fiori ed alberi, ovvero elementi tutt’altro che astratti o immaginari, accanto a necessità narrative d’obbligo, lascia sempre ampi spazi alle tendenze figurative del momento ed al linguaggio pittorico dell’artista.

L’immagine prodotta è risultato della somma di due momenti che l'autore caratterizza con la propria soggettività: la fase della percezione dell'oggetto e la fase della sua rappresentazione. L'immagine botanica o paesaggistica, pertanto, non sempre risulta fedele e decifrabile e questa difficoltà può disorientare, perché si constata l'impossibilità di individuare una chiave interpretativa univoca ed esaustiva.

Il CD ROM, la cui esplorazione è resa più immediata grazie a mappe interattive, sin dall’inizio si sviluppa attraverso due percorsi che corrispondono agli approcci interpretativi proposti. Da un lato vengono approfonditi gli aspetti simbolici ed allegorici che frequentemente caratterizzano le presenze botaniche nelle arti figurative. Un secondo percorso, invece, vuole condurre ad una ricostruzione dell’ambiente naturale e del paesaggio della pianura veneta nel secolo XV, traendo preziosi spunti dalla produzione pittorica dell’epoca.

Attraverso una serie di schede monografiche, la prima sezione conduce al riconoscimento di fiori, frutti, alberi rappresentati nei dipinti di scuola veneta dei secoli XIV e XV e ad una descrizione delle valenze simboliche ad essi attribuite, ovvero alla spiegazione delle motivazioni devozionali-religiose che giustificano l’introduzione del mondo vegetale nella decorazione pittorica. Per ciascuna delle opere esaminate, in maggior parte conservate alle Gallerie dell’Accademia e in alcune chiese veneziane, è stata sviluppata anche una scheda storico-artistica.

La seconda sezione propone una diversa ed articolata lettura degli elementi paesaggistici e botanici che ricerca riferimenti utili all’interpretazione della loro trasfigurazione pittorica nelle testimonianze bibliografiche e cartografiche dell’epoca e nei numerosi atti normativi che la Repubblica Serenissima promulgò per far fronte a problematiche assolutamente nuove relative alla gestione del territorio ed alla conservazione dell’ambiente naturale. Si ritiene, infatti, che la rappresentazione di un albero, di un fiore o di un paesaggio campestre, pur modellata secondo la soggettività espressiva dell’artista, possa trovare nuove valenze e significati se inserita in un contesto storico che segnò un momento importante del complesso e mutevole rapporto tra uomo e natura.

La Quercia, ad esempio, assai frequente nelle rappresentazioni devozionali-religiose, nel Cristianesimo era considerata come l’albero della vita, e quindi della salvezza, e come simbolo della pazienza e della forza del cristiano nella difficoltà. La quercia dipinta dietro la figura di San Giobbe nel dipinto di scuola veneta raffigurante la Madonna con il Bambino e san Giobbe della Galleria Franchetti alla Ca’d’Oro, indica proprio la forza dell’animo nelle avversità. Allo stesso tempo la Quercia è l’albero che ebbe un ruolo dominante nella composizione dei boschi mesofili che ammantavano la pianura e la collina veneta, di cui osserviamo uno scorcio nella tavola centrale del Polittico di San Fior di Giambattista Cima da Conegliano. Il suo legno fu di importanza primaria per la sopravvivenza economica e militare della Serenissima; venne utilizzato in grandi quantità nei cantieri navali per la costruzione delle galere e nell'edilizia, in particolare nella realizzazione delle fondazioni dei palazzi veneziani, delle fondamenta, vie di transito interposte tra i palazzi e i canali, e dei numerosi ponti.

Ed ancora il fiore del Tarassaco, detto anche “Dente di Leone” o “Soffione”, fiore che tutti conosciamo, nell’iconografia cristiana è emblema della Passione di Cristo. Appare, inoltre, nelle raffigurazioni della Madonna con il Bambino, dove le due idee della Passione e dell'Incarnazione sono spesso combinate. Nella realtà floristica del nostro territorio il Taraxacum officinale è una specie dall’ecologia particolare, una pianta che segue l’uomo nel suo mondo inospitale. È frequente nei prati sottoposti a regolare sfalcio, negli ambienti ruderali o soggetti a frequente calpestio, colonizza anche l'ambiente urbano, crescendo tra pietra e pietra, ai margini delle strade.

Altre specie, al pari del Tarassaco, hanno saputo adattarsi alla povertà del substrato, resistendo all’espansione dei coltivi e penetrando perfino negli spazi urbani. Con il tempo queste piante hanno lasciato un’impronta nell’immaginario e nella cultura popolare, divenendo oggetto di riproduzione nell’espressione figurativa di questa cultura, ovvero la pittura. Sono frequenti i casi in cui la valenza simbolica di piante ed alberi trae origine dalla cultura contadina o dal sapere del botanico, ovvero da proprietà medicamentose o da aspetti legati all'ecologia di una determinata specie. Gli aspetti formali e simbolici degli alberi nell'arte cristiana sembrano, pertanto, tradire interconnessioni e reciproci sviluppi che il cristianesimo ebbe con un recuperato rapporto con l'ambiente naturale.

La pubblicazione viene inviata gratuitamente, facendone richiesta alla Soprintendenza per il Patrimonio Storico,
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