Amedeo Quondam,
Cavallo e cavaliere. L'armatura come seconda pelle del gentiluomo moderno,
Roma, Donzelli Editore, 2003, pp. X+246, 61 ill. b/n, 8 ill. col., € 27,00

 

La recente pubblicazione di Amedeo Quondam si colloca in una posizione singolare nell'ampia produzione dello studioso. Infatti potrà sembrare strano che un italianista tenti un'incursione nell'ambito della produzione di immagini, ma si deve subito dire che questa apparente invasione di campo è solo un "pretesto" per la definizione di un vasto e articolato quadro interpretativo, tutto condotto nel solco della tradizione culturale propria del classicismo di Antico Regime.

Anche l'opera d'arte che fornisce lo spunto a Quondam è singolare, un'armatura, la cui storia è ancora più singolare. Si tratta infatti dell'armatura per cavaliere e cavallo realizzata dall'orefice di Anversa Eliseus Libaerts tra il 1562 e il 1564. L'armatura fu commissionata dal re di Svezia Erik XIV come dono per la regina Elisabetta di Inghilterra, in vista di un improbabile accordo matrimoniale, ma non fu mai utilizzata dal committente, né giunse mai in Inghilterra, perché diventò bottino della guerra tra Svezia e Danimarca, finendo a Dresda nel 1606, nell'armeria di Cristiano II di Sassonia.

È uno straordinario manufatto di lusso e di rappresentanza, che in gran parte deve le sue caratteristiche formali alla cultura del classicismo ormai affermatasi in tutta Europa provenendo dalle sue radici italiane. Le caratteristiche di eccezionalità qualitativa dell'armatura si fondano essenzialmente su uno degli assiomi principali della cultura rinascimentale, ovvero quella corrispondenza tra funzione e forma (l'utile-dulci di antica memoria) che determina il ruolo della superficie decorata dell'armatura come raffinatissimo strumento di comunicazione. E oggetto della comunicazione è la virtù (o meglio le virtù) del principe, determinata secondo i principi fondanti dell'etica classicistica, ed espressa attraverso i canoni formali dell'estetica, sempre classicistica, in una corrispondenza biunivoca tra bello e buono, secondo il principio, ancora una volta classicistico, della kalokagathìa.

Le storie e le favole antiche prescelte da Erik di Danimarca e da Eliseus Libaerts per decorare la superficie esterna dell'armatura sono tratte da cicli narrativi ampiamente noti nel Cinquecento: Ercole, Giasone, l'epopea troiana sono tanto diffusi nella produzione artistica di questo periodo, da diventare luoghi comuni della comunicazione letteraria e figurativa. È quindi normale che il principe si manifesti simbolicamente nelle sembianze di un Ercole le cui storie ne ricoprono l'armatura (la seconda pelle del principe) e ciò avviene perché il luogo comune non ha il significato deteriore che siamo soliti attribuire noi moderni; è invece "uno degli strumenti di base dell'argomentazione" un minimo comune denominatore della comunicazione classicistica, che ne garantisce la validità come medium condiviso e comprensibile al di là delle differenziazioni culturali e linguistiche. Erik di Danimarca, indossando su di sé le favole antiche si propone come erede ideale degli antichi, ma soprattutto accetta un codice linguistico, che è quello proprio del classicismo, come suo proprio, in una forma di "celebrazione della sua apoteosi identitaria".

Il lavoro di Quondam, sostenuto da una solida e amplissima base di riferimenti testuali e bibliografici, non si diffonde solo sui parametri di riferimento culturale dell'armatura di Dresda, ma anche sui suoi dati formali e, in particolare, propone alcune importanti ipotesi relative alle fonti iconografiche delle varie scene. Lo studioso nota infatti la stretta affinità tra le scene narrative delle storie di Ercole cesellate da Libaerts e una serie di incisioni pubblicate da Cornelis Cort nel 1565, ma derivate da un ciclo di dipinti realizzato da Frans Floris verso il 1555. Il richiamo a queste fonti iconografiche fa entrare in gioco un altro elemento proprio della cultura del classicismo, ovvero il rapporto tra invenzione e imitazione, sviluppato in un equilibrio delicato e particolare, che si estende anche a interessare la scelta delle storie, basata non solo su un'ampia e raffinata scelta delle fonti testuali di riferimento, ma anche su una ricca galleria di esempi ricostruita da Quondam nella seconda parte del volume. Su queste basi, la figura di Ercole assume i connotati, ormai ampiamente definiti nella cultura cinquecentesca, di paradigma del "moderno principe gentiluomo", abbandonando la valenza più vicina allo spirito medievale di un Ercole quale campione positivo nella lotta tra virtù e vizio, modello per il cavaliere errante avventura dopo avventura: il cavaliere che si sta trasformando in gentiluomo acquista così una seconda natura fondata sulla cultura classicistica.

Per concludere questa breve nota, riassumendo in poche righe l'eccezionale ricchezza di questo volume, si possono citare le parole di Quondam: "Eliseus Libaerts non lavora all'armatura per un cavaliere […]. Ogni minimo dettaglio del suo straordinario manufatto predica, infatti, l'identità (o meglio la meta-identità del committente: il moderno principe (e il moderno gentiluomo), che è tale perché moderno Ercole. […] Il progetto comunicativo di questo manufatto è […] tanto ambizioso quanto unico e irripetibile: riguarda infatti l'ordine simbolico, nei termini propri della cultura classicistica, cioè attraverso la biunovoca interferenza (un cortocircuito reciprocamente fecondo) tra quanto è proprio dell'etica (e della politica) con quanto pertiene all'estetica."

Leandro Ventura
(10 mar 2004)


Indice del volume

Premessa

I. L'armatura per cavallo e cavaliere di Eliseus Libaerts per Erik XIV di Svezia
    1. Il programma iconografico
    2. La barda del cavallo
    3. L'armatura del cavaliere

    4. Storia di un orefice e della sua armatura senza cavaliere e senza cavallo

II. Armature cerimoniali: le metamorfosi del cavaliere
    1. Dal campo di battaglia del nobile guerriero alle parate trionfali del nobile gentiluomo

    2. Le moderne cerimonie: tipologie e funzioni
    3. Seconda natura e classicismo: le metamorfosi del gentiluomo

III. Ercole e il principe: dal mito alla politica
    1. Le favole antiche: racconto e immagini
    2. Immagini di serie: le favole antiche, i pittori e gli incisori
    3. Principi prima del Principe: discorsi e immagini

    4. Gli dèi e gli eroi antichi a casa del gentiluomo moderno
    5. La gloria del cavallo

Appendici

Elenco delle illustrazioni
Bibliografia
Indice dei nomi


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