Steven F. Ostrow,
L'arte dei papi. La politica delle immagini nella Roma della Controriforma,
Roma, Carocci Editore, 2002, pp. 376, 121 ill. b/n, € 35,00
(ed. originale: Art and Spirituality in Counter-Reformation Rome. The Sistine and Pauline Chapels in S. Maria Maggiore, Cambridge University Press, 1996).

 

È opera meritoria l’edizione italiana, e in una bella traduzione, dell’importante studio di Steven F. Ostrow sulla decorazione delle due cappelle pontificie nella basilica romana di Santa Maria Maggiore, la cappella Sistina e la cappella Paolina (1581-1613); non si capisce dunque il perché delle scelte editoriali così penalizzanti per la fruibilità del volume che, come spiegato nell’iniziale avvertenza, viene edito con un numero ridotto di illustrazioni, con note abbreviate e privo di appendice bibliografica e documentaria, brevissima quest’ultima ma fondamentale perché relativa ai tre documenti su cui, per quanto riguarda la cappella Paolina, si impernia la ricostruzione di Ostrow.

Le imprese urbanistiche, edilizie e decorative promosse dalla committenza religiosa post-tridentina hanno costituito uno dei principali banchi di prova di quanti si sono addentrati ad esplorare i rapporti tra arti figurative e chiesa cattolica, cercando di ricostruire le modalità, i canali, le dinamiche attraverso cui i contenuti religiosi presero forma nelle opere contemporanee, determinando scelte iconografiche ed orientamenti figurativi e di come gli artisti abbiano corrisposto, o meno, a tali istanze che, nel corso del Cinquecento e oltre, hanno trovato espressione in una teorica e trattatistica dedicata "all’uso e all’abuso delle immagini".

Non si tratta di questioni da poco ché investono il tema più vasto dei rapporti tra l’arte e la "cultura" del tempo, terreno di fioritura di facili quanto indebite associazioni di opere, fatti e idee, ma fertile di risultati se la ricerca definisce in modo circostanziato il tema d’indagine e procede sulla base della ricostruzione rigorosa dello specifico contesto in cui l’opera si colloca.

In tali casi la ricostruzione filologica della cultura, degli interessi, dei propositi di una committenza, e dunque dei contenuti affidati all’opera, consente di definire con chiarezza anche lo spazio in cui si ritaglia la libertà dell’artista e quanto attiene ai fatti dello stile, illuminando una dinamica che si riesce a circostanziare solo in corrispondenza di individuati punti di intersezione tra la serie artistica e quella religiosa. Va detto che la committenza pontificia configura in qualche modo un caso a sé poiché, nel tempo "della Controriforma", questa fu un motore talmente potente dal punto di vista economico ed ideologico da aver avuto sulla scena artistica romana una effettiva, straordinaria forza omologante sul piano stilistico, sì che è stato possibile in sede critica coniare con successo definizioni tanto generiche quanto parlanti, come stile "sistino" o stile "dei cavalieri", per indicare caratteri stilistici effettivamente peculiari e comuni agli artisti attivi nei cantieri di Sisto V e di Clemente VIII.

È comunque vero che nelle "società di antico regime il rapporto tra arte e religione va visto con gli occhi di chi legge le singole immagini all’interno di un preciso contesto sacro", e rispetto a tale ineccepibile asserzione di metodo lo studioso americano procede rigorosamente attraverso un lavoro accuratissimo di contestualizzazione dei programmi decorativi delle due cappelle, analizzate ciascuna come un sistema complesso ma unitario nel suo insieme in quanto la cappella Paolina svolge i suoi contenuti in relazione a quelli espressi nella più antica Sistina; Ostrow si guarda bene dal procedere poi nella sua lettura oltre il piano dell’analisi di quella che il titolo italiano – che appare più calzante di quello originale ai contenuti del libro – definisce la "politica delle immagini" dispiegata dai due pontefici in Santa Maria Maggiore, politica che viene analizzata attraverso un’attenta disamina dei programmi ideologici, iconografici e figurativi delle due cappelle, arrestandosi dichiaratamente di fronte alla considerazione degli esiti propriamente stilistici di quelle imprese.

Se, per quanto riguarda la Sistina, la lettura dei significati religiosi affidati da Sisto V alla sua cappella procede attraverso la ricostruzione, storicamente fondata, del complesso profilo intellettuale del pontefice e del suo programma ideologico e teologico, alla cui piena manifestazione sono finalizzate la studiata sistemazione delle reliquie nella cappella e le scelte sottese al suo complesso sistema iconografico, per la Paolina lo studio si avvale anche della straordinaria documentazione disponibile. Sono poche infatti le opere per le quali si sia tramandata una tale mole di documenti: si conservano infatti i contratti di affidamento dei lavori agli artisti, il programma iconografico, l’orazione pronunciata in occasione della traslazione nella cappella ormai compiuta della sacra icona "Salus Populi Romani"; gli affreschi sono inoltre corredati di quantità di iscrizioni a cui era affidato il compito di guidare la lettura del fedele ai significati religiosi manifestati nella cappella.

Va detto, ma a maggior lode di Ostrow, che si trattava di una documentazione nota da tempo, regolarmente citata in occasione degli svariati interventi sulla cappella Paolina, dedicati ora al carattere di straordinario crogiolo artistico costituito da quei cantieri dove operavano fianco a fianco alcuni tra i maggiori artisti del tempo, ora agli aspetti iconografici del suo imponente apparato scultoreo e dipinto, ora al culto delle reliquie ivi custodite, piuttosto che non al ruolo avuto da Galilei nella realizzazione dell’affresco della cupola. Ma far parlare i documenti non è cosa da poco, e lo studioso americano ci riesce in modo brillante, sezionando accuratamente l’oggetto della propria ricerca attraverso i molteplici percorsi possibili e mantenendosi sul piano dell’evidenza documentaria e del serrato riscontro storico e filologico.

La lettura di quegli straordinari manifesti della propaganda pontificia che furono per i contemporanei le due cappelle appare così coerente e del tutto convincente e viene dipanata con apparente facilità, per la comprensione del lettore moderno, la rete poderosa dei significati iconografici, simbolici, ideologici sottesi alla loro decorazione, che trova la sua espressione finale nella straordinaria ricchezza materica della cappella Paolina, cappella reliquiario e rappresentazione simbolica del paradiso entro cui si compie l’assunzione e il trionfo di Maria e con esso quello della chiesa cattolica riformata.

Il libro di Ostrow ha infine il raro merito di dare respiro agli argomenti trattati: forte delle proprie idee, e con argomenti ben fondati, lo studioso americano conferisce nuovo rilievo e significatività a fatti ed elementi già noti e apre su nuove evidenze storiche, sia di portata – diciamo così – circoscritta, che tali da incidere su un quadro di più ampia portata ed interesse.

Elisabetta Giffi
(14 feb 2003)

 


Indice del volume

Introduzione

1. La Cappella Sistina come santuario francescano

2. Il ciclo di affreschi della Cappella Sistina

3. La Cappella Paolina e il suo altare con il Tabernacolo della Vergine

4. Il ciclo di affreschi della Cappella Paolina

Epilogo

Indice dei nomi
 


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