I gusti collezionistici di Leonello d'Este. Gioielli e smalti en ronde-bosse a corte,
a cura di Filippo Trevisani

Modena, Il Bulino edizioni d'arte, 2003, pp. 256, ill. b/n e col., € 25,00

 

La recente identificazione di un gioiello proveniente dalle raccolte ferraresi di Leonello d'Este ha consentito di riaprire il dibattito sui gusti collezionistici delle corti italiane del Quattrocento, in particolare per quel che riguarda i gioielli. Questi oggetti assai ricercati, non solo per il loro valore estetico, ma anche perché potevano costituire valide garanzie per ottenere prestiti, sono oggi difficili da riconoscere, soprattutto perché i loro materiali preziosi sono stati spesso oggetto di riutilizzo, rifusione, trasformazione radicale...

Così risulta molto importante il lavoro di Anna Rosa Calderoni Masetti sul reliquario conservato nel Museo Diocesano di Montalto Marche. Il prezioso oggetto è giunto nel paese marchigiano nel 1586 come dono di Sisto V, il papa francescano nativo proprio di Montalto, ma ha una storia che è stato possibile ripercorrere proprio grazie al lavoro della studiosa: infatti il complesso gioiello proviene dalla collezione di Ferdinando IV del Tirolo e venne acquistato da Leonello d'Este il 2 aprile 1450 dal mercante tedesco Jachomo de Goldemont. Il gioiello venne acquistato dal principe pochi mesi prima della morte sopraggiunta alla fine del 1450, e nel 1457 ritroviamo il prezioso oggetto nel tesoro del cardinale Pietro Barbo, che dal 1464 divenne papa con il nome di Paolo II. A questo punto il reliquiario rimase nelle raccolte pontificie, fino alla donazione a Montalto. In questi suoi numerosi passaggi di proprietà, il gioiello fu più volte modificato, perdendo la sua originaria forma, arricchendosi di elementi decorativi, o perdendone, ma conservando lo straordinario valore estetico e intrinseco dovuto ai circa 4 kg di metallo prezioso e alle gemme che lo compongono.

Calderoni Masetti, ricostruita questa storia su fondamenti documentari, avanza alcune interessanti ipotesi sulle origini probabili del cimelio. Infatti la presenza nella collezione del duca del Tirolo potrebbe aprire la possibilità che il reliquiario sia transitato per la collezione del duca di Borgogna, ma la sua qualità fa pensare che abbia un'origine francese, addirittura connessa a una commissione diretta del re di Francia, forse ai tempi di Carlo V (nell'ultimo quarto del XIV secolo). Viene anche proposto il nome di Jean du Vivier come probabile autore del pezzo.

Nel volume edito dal Bulino, quale catalogo per la mostra dedicata al reliquiario di Montalto e svoltasi presso la Galleria Estense di Modena tra la fine del 2002 e i primi mesi del 2003, queste vicende di storia collezionistica sono ampiamente esaminate, da Anna Rosa Calderoni Masetti appunto, ma anche da Filippo Trevisani che alcuni anni or sono ha seguito il restauro del gioiello condotto dall'Istituto Centrale per il Restauro a Roma. Nel volume viene infatti ripubblicata con alcune varianti un'ampia scheda già redatta da Trevisani qualche tempo fa, ma lo stesso autore propone una lettura del contesto culturale della corte estense nella prima metà del XV secolo, un contesto incline a cedere al gusto transalpino per oggetti raffinati e preziosi, un gusto che si era chiaramente diffuso nelle corti nord-italiane, giungendo da Francia e Borgogna. Gianluca Ameri esamina l'inventario dei beni Leonello d'Este (inventario pubblicato a cura di Giuseppe Trenti al termine del volume), mentre Davide Gasparotto segnala le possibili influenze che oggetti come gli smalti en ronde bosse possono aver esercitato su Pisanello e sulla nascita della medaglistica. A questo proposito è interessante notare come, con maggiore decisione, Paola Venturelli abbia di recente proposto simili influenze, esaminando un contesto per molti versi analogo, ma anticipatore rispetto a Ferrara, come la corte viscontea di Milano.

Il volume si fa apprezzare inoltre per un altro motivo fondamentale. Ovvero l'uso attento dei documenti per seguire le vicende collezionistiche, attraverso le quali ricostruire una storia (o una microstoria) del gusto di un determinato contesto culturale o anche di un singolo collezionista. Il lavoro sul reliquiario di Montalto costituisce in questo senso un caso, fortunato forse, ma corretto di uso del documento negli studi di storia del collezionismo. Dal punto di vista metodologico è infatti necessario sottolineare proprio questo aspetto, soprattutto in un momento in cui molte imprese di spoglio documentario hanno sondato o stanno per esaminare le storie di raccolte straordinarie; e in questo ambito di studi si deve pensare ovviamente al lavoro sui Gonzaga approdato alla mostra, per molti versi deludente, svoltasi a Mantova lo scorso anno, ma si deve anche segnalare l'Este court archive, il progetto dedicato alle collezioni estensi, recentemente avviato a Ferrara. Queste esperienze condividono la necessità di considerare sempre complesso il processo di passaggio dal dato d'archivio all'identificazione dell'opera descritta in inventari o documenti d'acquisto, processo che necessariamente si attiva nel momento in cui si tenta di ricostruire le antiche raccolte.

Leandro Ventura
(27 set 2003)


Indice del volume

Filippo Trevisani
I gioielli, gli smalti, le medaglie, le gemme di Nicolò III e di Leonello d'Este: il patrimonio e l'idea del collezionismo

Davide Gasparotto
Pisanello ritrattista e le medaglie per Leonello d'Este

Anna Rosa Calderoni Masetti
Dall'Inventario all'oggetto: gli smalti en ronde-bosse di Leonello d'Este

Gianluca Ameri
Il Reliquiario di Montalto nel suo contesto documentario: prime riflessioni sull'Inventario inedito dei beni preziosi di Leonello d'Este (1442-1450)

Filippo Trevisani
Il Reliquiario di Montalto. Montalto Marche, palazzo Arcivescovile

Filippo Trevisani
Il restauro del Reliquiario

Paola Fiorentino
Note tecniche e conservative sul Reliquiario

L'indagine gemmologica sul Reliquiario
a cua dell'Istituto Gemmologico Italiano

Giulia Caneva
Analisi degli elementi botanici incisi a puntinato sulla cornice del Reliquiario

Catalogo

I documenti

Bibliografia generale


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