Lisa Jardine,
Affari di genio. Una storia del Rinascimento europeo

ediz. italiana, Roma, Carocci, 2001, pp. 342, 93 ill. b/n, £ 55.000 (€ 28,41)

 

Il libro di Lisa Jardine si presenta sul mercato italiano in un momento in cui molta fortuna sta godendo la ricerca dedicata alla storia economica della cultura. Infatti si susseguono ormai i convegni o le occasioni di studio dedicati a temi come il mercato dell'arte o l'economia della cultura. In Italia stiamo assistendo a un recupero dell'interesse per i presupporti economici delle attività culturali, intese in senso molto ampio: dalla committenza di opere d'arte, al collezionismo, all'acquisto di beni di lusso e servizi intellettuali specializzati, alla creazione di biblioteche... La traduzione italiana del volume della studiosa inglese (uscito originariamente nel 1996) si colloca perciò in un momento propizio alla sua introduzione nel dibattito scientifico.

I capitoli del libro si sviluppano intorno a temi forti dell'economia del lusso tra XV e XVI secolo in Europa, dall'apertura dei mercati al costo della magnificenza, fino all'astrologia, dedicando uno spazio significativamente ampio alla produzione libraria, manoscritta e a stampa, e alle molteplici attività intellettuali, artistiche, artigianali, industriali, commerciali che ruotavano intorno ala trasmissione della cultura per mezzo del libro.

Dal testo emerge un esame capillare delle realtà economiche che sostengono o che determinano la produzione artistica e dei beni di lusso, e si conferma il fatto che queste attività erano spesso fondate sul debito (anche se altrettanto spesso l'acquisizione di beni di lusso era funzionale all'ottenimento, su pegno degli stessi beni, di prestiti considerevoli che poi venivano reimpiegati in misura più redditizia). La possibilità di acquistare o far realizzare oggetti straordinari per valore, bellezza o rarità, era una sorta di obbligo per principi o anche per i privati che intendessero ostentare la loro ricchezza o il loro gusto. I casi presentati sono numerosi e assai diversi tra di loro per caratteri. Uno tra i tanti vale la pena di ricordare è quello di Federico da Montefeltro, di cui si ricorda la pasione per l'acquisto dei manoscritti da destinare alla sua biblioteca, manifestazione pubblica - insieme allo Studiolo del palazzo Ducale di Urbino - di una cultura più ostentata che reale. Ed è proprio la cultura di Federico e la sua biblioteca che avrebbero consentito di ricordarlo, assai più della costruzione del palazzo urbinate che viene quasi dimenticato dalla studiosa.

Ed è questo un aspetto negativo del libro della Jardine, ovvero lo scarsissimo spazio dedicato all'architettura che, invece, è sicuramente uno dei principali ambiti in cui si manifestava la spesa per fatti artistici. Si tratta di una questione aperta, ovvero se far rientrare o meno l'architettura tra i "beni" di lusso caratterizzati dalla loro superfluità. È certo una questione di metodo, ma importante, se consideriamo almeno due fattori: da un lato le costruzioni sono probabilmente le realtà più documentate tra le attività artistiche, dall'altro lato le fonti indicano proprio nel costruire il mezzo attraverso cui i gli Stati, i principi o i privati possono conseguire la maggiore celebrità, poiché è l'architettura l'ambito in cui si manifesta meglio la magnificenza del committente, sia per i costi di una fabbrica, sia per la sua necessaria destinazione pubblica e per il suo impatto su una struttura urbana o su un paesaggio.

Ma il volume della Jardine presenta anche altri problemi di metodo. Infatti l'abbondantissima messe di notizie viene presentata senza definire preliminarmente l'oggetto di studio e, appunto, il metodo storico utilizzato per la selezione delle informazioni. In questo senso il libro sistematizza molte conoscenze in buona parte già acquisite, ma non pone le questioni fondamentali relative al rapporto tra storia economica e storia dell'arte, appiattendo la produzione artistica a semplici fattori economici dipendenti da un mercato che a sua volta non viene ben definito. Il problema importante delle motivazioni che hanno generato un capolavoro o più semplicemente uno straordinario oggetto d'arredo non vengono affrontate se non sotto l'aspetto generale delle esigenze legate alla magnificenza o alla reputazione del committente o dell'acquirente. Purtroppo in questa direzione la Jardine non ci aiuta, anche perché il testo è del tutto privo di note, e rinvia solo ad una bibliografia generale (che peraltro presenta alcune lacune soprattutto negli aggiornamenti).

(LeV)

 

Indice del volume

Prefazione
Prologo
Le condizioni del cambiamento
Il prezzo della magnificenza
Il trionfo del libro
A scuola di "civiltà"
Nuove competenze in vendita
La cultura delle merci
La mappa dei cieli
Largo consumo
Epilogo
Bibliografia
Elenco delle illustrazioni
Indice dei nomi

 

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