Imago Urbis. L'immagine della città nella storia d'Italia
Atti del convegno internazionale (Bologna 5-7 settembre 2001), a cura di Francesca Bocchi e Rosa Smurra, Roma, Viella, 2003, pp. 629, ill. b/n, € 60,00.

 

Non c’è bisogno di dire che la città riveste ed ha rivestito fin da tempi assai remoti un ruolo di primaria importanza per l’organizzazione della struttura materiale, sociale e culturale della vita dell’uomo e dunque non può certo far meraviglia che non soltanto sulla sua storia e sulla sua organizzazione funzionale, ma anche sulla sua "immagine" e i suoi significati si sia concentrata ormai da molto tempo l’attenzione di studiosi afferenti alle discipline più diverse, che hanno contribuito a loro volta ad arricchire il nostro patrimonio di conoscenze sull’argomento nonché il nostro stesso modo di guardare alla città.

Allo scopo di favorire, sostenere e far avanzare gli studi condotti in questo specifico campo di ricerca la Commission International pour l’Histoire des Villes – l’organismo internazionale che funge da punto di riferimento per coloro che si dedicano, a vario titolo, allo studio delle città – ha promosso una serie di iniziative culturali la cui più prossima scadenza dovrebbe coincidere con la realizzazione del Congresso Internazionale di Scienze Storiche che si svolgerà a Sidney nel 2005. È sulla scorta di tale iniziativa e in vista di quell’appuntamento che si è organizzato in Italia il primo di una serie di convegni di respiro europeo, tenutosi a Bologna nel 2001, i cui atti sono ora stati pubblicati nel ponderoso volume, a cura di Francesca Bocchi e Rosa Smurra, dal titolo: Imago urbis. L’immagine della città nella storia d’Italia.

Trattandosi di una raccolta di lectures, le cospicue dimensioni del testo non sono – come talvolta capita – un deterrente a una lettura indigesta né intimoriscono il lettore, al quale si offre al contrario la libertà di scegliere un proprio percorso ragionato nella gran mole di materiale messo a sua disposizione, ovvero di "saltare qua e là", più rapsodicamente, optando per il saggio che maggiormente l’interessa al momento. In fondo, le due opzioni sembrano ugualmente redditizie. È ovvio infatti che ogni raccolta di studi di autori diversi concede una maggiore autonomia a colui che legge, ma nell’opera in esame questa condizione è, se si vuole, persino più pertinente, dal momento che qui è questione di conoscere una realtà complessa e particolare qual è precisamente la città. E come succede quando appunto se ne vuol conoscere una, si può procedere, guida alla mano, con la più scrupolosa sistematicità, ma anche andare a spasso, un po’ a caso, lasciando che la propria curiosità sia catturata da questo o quell’aspetto. Non si tratta di divagazioni troppo gratuite, visto che il volume stesso ne tematizza, in un certo senso, la centralità imprescindibile. Non per niente a fare da titolo, e dunque anche da orizzonte scientifico dei lavori del convegno, sta l’imago urbis. Ora, "l’immagine della città" si dice – e, prima ancora, si vede – in molti modi, così come diversi e molteplici sono le vedute, gli scorci, le realtà che la città stessa offre a colui che la visita, che la vive o che la studia.

Proprio in questo spirito, pare di poter dire, le curatrici hanno voluto restituire e riunire i vari contributi qui pubblicati secondo tre "ottiche" diverse, ma evidentemente complementari: iconografia, mentalità e storia, che sono appunto i titoli delle sezioni in cui si articolano i trentacinque saggi che compongono il libro. Tre ottiche distinte ma complementari perché è chiaro che una tale suddivisione deve naturalmente essere intesa più in senso pragmatico-strumentale che non come rigida suddivisione di aree disciplinari nettamente separate. Si può dire anzi che uno dei punti di forza di questa nuova iniziativa – congressuale prima e quindi editoriale – stia proprio nell’aver perseguito l’obiettivo di una decisa permeabilità fra approcci metodologici e disciplinari variegati, ma accomunati dalla realtà complessa e plurivoca della città. Sicché non ci si dovrebbe stupire scoprendo che ognuno dei saggi compresi sotto una delle tre sezioni potrebbe anche figurare pacificamente nelle altre, quando se ne volessero cogliere, o sviluppare, le pertinenti ricadute di metodo e di merito.

D’altra parte, in questa sede, più che diffondersi in un esame partito ma per forza di cose estremamente succinto dei singoli contributi – che restituirebbe tutt’al più un sommario di dubbia utilità – pare opportuno segnalare gli aspetti complessivi del progetto e i temi salienti intorno ai quali esso si articola e fornisce i suoi più rilevanti risultati.

Così, per esempio, gli studi dedicati più espressamente all’iconografia urbana ruotano tutti, con distanze variabili, intorno al problema, o forse meglio "macroproblema", della rappresentazione visiva, il che implica, su una scala secolare, il confronto con questioni di ordine materiale, tecnico e tecnologico, ma anche, più in generale, con fatti di natura ermeneutica o cognitiva. Più che in altre circostanze, poi, a fare la differenza sono gli scopi cui le immagini vengono indirizzate. Secondo che prevalgano destinazioni funzionali diverse e diversi siano i contesti in cui la raffigurazione della città viene convocata – la chiesa, l’aula municipale, la carta portolana, l’incisione libraria: tanto per citare alcuni dei casi trattati – si impone il principio della "sineddoche", della veduta "d’effetto" o del più minuzioso rilievo topografico. La città, è fin troppo ovvio, non è solo oggetto di contemplazione, ma è anche realtà d’uso, spesso di interesse vitale. Da ciò consegue che i tempi della tradizionale periodizzazione artistica, che mette in fila stili, tipologie, generi, modalità visive, devono fare i conti con esigenze rappresentative più largamente e temporalmente diffuse, nonché più cogenti del presunto ossequio a un qualche Spirito dell’Epoca. Sicché dovrebbe essere istruttivo, come suggerisce Stefano Torresani (p. 121), che la "più antica pianta urbana di età preistorica del Vecchio Mondo" – l’affresco anatolico di Çatal Hüyük, datato al 6000 a. C – possa essere definita già una "picture-map", che combina il punto di vista zenitale con quello prospettico, oltretutto, a quanto pare, confrontabile in termini di coincidenze con le evidenze archeologiche degli scavi condotti sul sito. Per non parlare del caso assai più celebre di Opicino de Canistris – sul quale pure si sofferma Torresani – volta a volta evocato come rappresentante mistico dell’oscuro Medioevo o, invece, come "il più attento geografo e storico che la città [Pavia] abbia mai avuto" (p. 130), precursore di Alberti e Leonardo. In effetti, a margine di tali considerazioni, si direbbe che la storiografia artistica ha molto da giovarsi nel confronto con la storia delle tecniche cartografiche.

Allo stesso modo scricchiola la periodizzazione manualistica (ma spesso sostenuta anche da autori blasonati) quando si consideri che la città "raffigurata", e per larga parte della sua storia, è soprattutto scenario di un’azione narrativa, di una "historia", sacra o no che sia, di modo che il suo statuto rappresentativo, nonché le tecniche di costruzione e proiezione, ne vengono decisamente condizionate. Come ci ricordano, tra gli altri, i saggi di Kim Veltman e Arturo Colorado Castellary, l’intreccio di immagine reale e immagine ideale è fenomeno di lunga durata e comporta momenti di persistenza e deviazione che dovrebbero servire a "complicare" la vicenda un po’ troppo schematica della rivoluzione prospettica brunelleschiana, pur legata tradizionalmente ad un simbolo eminentemente cittadino come quello del battistero di Firenze.

Ma l’"immagine" della città che il volume intende indagare non si limita alle esperienze esclusivamente visive, o meglio, non solo ai mezzi propriamente figurativi con cui queste vengono registrate o evocate. Largo spazio è dato dunque anche alle forme letterarie di rappresentazione urbana e se il legame tra città e narrazione è fondamentale in pittura a maggior ragione ciò vale per le fonti scritte. La tipologia alla quale si attinge, secondo angolazioni metodologiche e "tagli" geografico-cronologici diversi, è piuttosto vasta: dagli statuti comunali (Rolando Dondarini) alle laudes civiche (Ovidio Capitani, Riccardo Fubini), dalle scritture diplomatiche (Giorgio Chittolini) alla più consueta letteratura di viaggio (Hubert Houben). Che si tratti di una città da vedere o da leggere, a dominare è sempre comunque la nozione complessa e articolata di "imago urbis", qualcosa che lega la percezione "esterna" e quella "interna", quella degli stranieri e quella dei cittadini, dei governanti e dei sudditi, qualcosa che alimenta uno spettacolo, una leggenda (in senso letterale e metaforico), un mito insomma, talvolta troppo ingombrante e persino controproducente, come Gherardo Ortalli lamenta nel suo intervento dedicato a Venezia.

Non basta: auspicio delle curatrici è che le ricerche pubblicate nel volume, in particolare quelle raccolte nella sezione "storia", mettano in luce come a quella dimensione ostensiva, retorica ed eloquente sulla quale abbiamo fin qui insistito concorra direttamente la fisionomia stessa di molte città, la loro organizzazione e disposizione urbanistica, le tracce visibili della loro stratificazione storica, e persino le istituzioni, i ruoli e i cerimoniali che informano la vita pubblica e rituale della comunità cittadina, della civitas. Si possono spiegare così in termini di significato simbolico e di finalità politico-ideologiche non solo gli interventi urbanistici di natura materiale e strutturale, ma anche l’uso "strategico" che di certe aree e percorsi privilegiati viene perseguito, nella vita quotidiana come nelle occasioni di particolare rilievo istituzionale e ufficiale. E anche qui la casistica è molto ampia, dal nord al sud, dai centri maggiori a quelli minori, dalle feste nella Roma del Rinascimento, discusse da Anna Modigliani, all’ordine che regola la circolazione negli spazi pubblici nella Bologna medioevale, studiato nel saggio di Rosa Smurra; da Venezia (Donatella Calabi) a Oristano (Maria Grazia Mele).

Come si capisce, infine, si tratta di una messe di dati e di suggestioni di ricerca fin troppo ricca per poterne rendere conto nello spazio d’una sola recensione. A chi voglia farsi un’idea più adeguata dell’immagine della città che il testo ci offre non resta che "visitarlo" di persona, seguire le sue strade maestre, avventurarsi nelle periferie, sbirciare nei vicoli e magari rischiare anche di perdersi – come talvolta capita in una caleidoscopica sovrabbondanza di riflessi. Noi ci siamo limitati giusto a fare quattro passi.

Lucia Casellato
10 mar 2004

 


Indice

Francesca Bocchi
Introduzione al Convegno

Iconografia

Cosimo Damiano Fonseca
La città immaginata: dalla rappresentazione del mondo alla Gerusalemme celeste

Paola Porta
Esempi di iconografia urbana tardoantica: mosaici pavimentali del Vicino Oriente

Chiara Frugoni
L’Ytalia di Cimabue nella basilica superiore di Assisi. Uno sguardo dal transetto alla navata

Kim H. Veltman
Paradoxes of Perspective: Ideal and Real City

Arturo Colorado Castellary
Espacio y narraciòn pintados: imágenes de la ciudad en la pinturas de los museos del Prado y Thyssen-Bornemisza

Stefano Torresani
Per una genealogia della "cartografia urbana" in età pre - moderna

Manuela Ghizzoni
L’immagine di Bologna nella veduta vaticana del 1575

Brigitte Marin
La royale citè de Naples. Représentations gravées d’une capitale au XVI siècle

Angela Marino
La città ed i suoi colori. Fonti e documenti per lo studio delle coloriture romane nel Seicento

Maria Fubini Leuzzi
La città e i suoi ospedali. Immagini dal medioevo all’età moderna

Mentalità

Alba Maria Orselli
Imagines urbium alla fine del tardoantico

Ovidio Capitani
L’immagine urbana nelle fonti narrative altomedievali

Rolando Dondarini
Lo statuto comunale come strumento di trasmissione dell’immagine politica ed etica della città

Riccardo Fubini
La "Laudatio Florentinae urbis"di Leonardo Bruni: immagine ideale o programma politico?

Gherardo Ortalli
Venezia, l’immagine, l’immaginario

Hubert Houben
Nord e Sud: l’immagine di due città del Mezzogiorno d’Italia (Brindisi e Otranto) in resoconti di viaggiatori (secc. XIV- XVI)

Giorgio Chittolini
Le città tedesche in alcune scritture diplomatiche italiane del Cinquecento

Gianni Puglisi
La città allo specchio: ovvero il cittadino

Thomas Riis
Il riflesso delle città italiane nella letteratura danese dell’Ottocento

Storia

David Friedman
The Residence of the Mercanzia and the Piazza della Signoria in Florence

Maria Monica Donato
Il princeps, il giudice, il "sindacho" e la città. Novità su Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena

Rosa Smurra
Prassi amministrativa e spazi urbani di circolazione come immagine della città: Bologna alla fine del Duecento

(†) Alberto Tenenti
Evoluzione degli spazi urbani in Italia fra Trecento e Seicento

Maria Grazia Mele
Le città sarde nel basso medioevo: immagine e realtà insediativa ad Oristano

Maria Bonaria Urban
Immagine e realtà insediativa di Cagliari dal medioevo all’età moderna

Anna Modigliani
I segni sulla città: feste, cerimonie e uso degli spazi pubblici a Roma tra medioevo e rinascimento

Donatella Calabi
La rappresentazione del paesaggio urbano come strumento di governo: Venezia e il suo Stato da mar fra XVI e XVII secolo

Silvia Neri
Fra immagine e simbolo: sigilli ed armi araldiche fra medioevo ed età moderna

Paolo Proietti
Dall’iconografia all’immaginario culturale

Giampiero Cuppini, Laura Baratin
La rappresentazione urbana attraverso la cartografia numerica tridimensionale

Giacomo Corna-Pellegrini
Evoluzione della struttura del vivere urbano in Italia nella seconda metà del XX secolo

Fiorenza Tarozzi
Bologna nell’Ottocento: lo sguardo degli altri e l’autorappresentazione satirica

Alberto Preti
Bologna nel Novecento fra modernizzazione e nostalgia: l’immagine della trasformazione

Lukas Clemens
Una città antica nel medioevo: l’immagine di Treviri nel XII secolo

Darja Mhielic
Imago urbis auf den Siegeln der mittelalterlichen Städte in Slowenien


Vai al sito web dell'editore