Martin Gaier,
Facciate sacre a scopo profano. Venezia e la politica dei monumenti dal Quattrocento al Settecento

Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2002 ("Studi di arte veneta"), pp. 620, 139 ill. b/n, € 37,00

 

Sembra strano parlare di monumenti celebrativi in una città, come Venezia, dove gli ideali repubblicani, la superiorità dello Stato rispetto al singolo e il timore delle affermazioni personali hanno da sempre limitato la realizzazione di opere finalizzate a immortalare la memoria di un personaggio. La Repubblica infatti non ha mai gradito la celebrazione e, tanto meno, l'autocelebrazione di un doge o di un ammiraglio e ciò non tanto sulla base di leggi scritte, ma sulla base di una tradizione consolidata, che vedeva gli eroi di Venezia posti in secondo piano rispetto agli stranieri, in tema di monumenti celebrativi.

Se il Senato concesse l'erezione del clamoroso monumento equestre a Bartolomeo Colleoni, ciò avvenne non tanto per i meriti militari del condottiero, quanto per la sua origine straniera. Ma si badi che Colleoni avrebbe desiderato il suo monumento in piazza San Marco, ma lì il Senato proprio non lo volle e lo trasferì presso San Govanni e Paolo, luogo peraltro da tempo deputato alla celebrazione dei condottieri (stranieri) della Repubblica. In un simile contesto, appare quindi importante sottolineare come le famiglie veneziane, in particolare quelle appartenenti al patriziato, cercassero soluzioni alternative per perpetuare la propria memoria.

Questo è il campo di osservazione prescelto da Gaier nel suo libro; un libro costruito con una eccellente ampiezza di documentazione e di strumentazione testuale e bibliografica. Lo studioso individua una specifica tipologia di monumenti celebrativi che, pur avendo alle spalle un richiamo di carattere funerario, connesso con l'uso cimiteriale frequente e antico degli spazi esterni delle chiese (portici e campi), ben presto si distingue proprio per la scomparsa della sepoltura, sostituita, semmai, da un cenotafio. Il luogo dove si va a collocare questo tipo di monumenti è la facciata delle chiese, uno spazio che, fin dal Medioevo, era spesso utilizzato per le sepolture di personaggi eminenti o dei donatori che avevano acquisito diritti di giuspatronato sulla chiesa. In questo senso, i monumenti studiati da Gaier si inseriscono in una tradizione diffusa, anche in dettagli apparentemente di minor conto, non solo a Venezia, ma anche in altri centri del nord-Italia (Verona e Bologna, per esempio), ma se ne distaccano, nella seconda metà del Quattrocento, per rispondere a specifiche esigenze veneziane.

La concentrazione di questi monumenti sulle facciate delle chiese, diede vita a una caratteristica forma di facciata celebrativa tipicamente veneziana. Gaier individua 27 facciate realizzate o solo progettate tra la fine del XV secolo e il primo Settecento. Tali facciate si distribuiscono quasi esclusivamente in due sestieri, San Marco e Castello e per lo più interessano chiese dislocate lungo i percorsi delle frequenti processioni di stato. Seguendo la lettura proposta da Gaier, con queste facciate il patriziato veneziano avrebbe trovato un modo particolare per «imprimersi in eterno nella memoria pubblica», partecipando virtualmente alle cerimonie ufficiali.

Queste imprese architettonico-decorative si caratterizzano inoltre per il fatto di essere legate esclusivamente a scelte private, in genere da parte dei discendenti dei personaggi onorati con un monumento in facciata, dal momento che in nessun caso si è trattato di una forma di riconoscimento da parte della Repubblica, né tanto meno queste realizzazioni possono essere considerate come una galleria di uomini illustri. Anzi, spesso la motivazione di tali interventi è connessa con la volontà di riabilitare un avo o addirittura di perpetuare la memoria di una stirpe in via di estinzione. E così, sottolinea Gaier, «I monumenti sulle facciate delle chiese veneziane vanno intesi come il risultato della politica della 'negazione personale' imposta dallo Stato».

I casi esaminati nello specifico dallo studioso, per il XV-XVI secolo, riguardano il portale di Sant'Elena, dedicato a Vettor Cappello (1468 circa), il distrutto monumento di Pietro e Antonio Grimani a Sant'Antonio di Castello (1518-1548), il progetto di un monumento a Caterina Cornaro sulla facciata dei Santi Giovanni e Paolo (1518-1525), il fondamentale monumento a Vincenzo Cappello a Santa Maria Formosa (dal 1542), il progetto di un monumento al doge Antonio Grimani sulla facciata di San Francesco della Vigna (dal 1542), poi il caso clamoroso dei monumenti progettati, realizzati e perduti per Tommaso Rangone, a San Geminiano, San Giuliano e a Santo Sepolcro, nonché il monumento onorifico per Lorenzo Celsi, Carlo Zeno e Trifone Gabriele (1580-1582) progettato, ma non realizzato, alla chiesa della Celestia e, infine, i monumenti  dei dogi Memmo e Ziani sulla facciata di San Giorgio Maggiore (1565-1610/11). Sono molti altri, però, i casi studiati da Gaier con estrema accuratezza contestuale, ricchezza di particolari e ampi rinvii a fonti documentarie e testuali. Tutto il lavoro viene poi riassunto in un utilissimo regesto che presenta la documentazione d'archivio disponibile, con una sintesi delle varie notizie sul monumento. Si tratta di una sezione fondamentale per ricostruire un quadro d'insieme della situazione delle facciate onorarie veneziane, dal momento che, nel testo, l'estesa trattazione talvolta fa disperdere l'argomentazione in numerosi rivoli di approfondimento, spesso fondamentali e comunque sempre importanti. Il volume è completato da un'ampia bibliografia e da un accurato indice analitico.

Leandro Ventura
(23 ago 2003)

 


Indice

Ringraziamenti
Abbreviazioni
Introduzione - Sintomi di decadenza?

Parte prima
Dalla tomba al monumento. Le premesse

I. Tomba e patronato
1. Giuspatronato e organizzazione ecclesiastica a Venezia
2. La tomba sulla facciata
        SS. Giovanni e Paolo - primato dei Tiepolo?
        S. Maria della Misericordia - Il caso Moro
3. Deposito. L'origine della tomba monumentale a parete

II. Ambito pubblico e monumento
1. Politica edilizia. Le facciate delle chiese come elementi dell'assetto urbano
2. Politica dei monumenti I (1400-1571)

Parte seconda
Tre ammiragli, una regina e un medico. Le prime facciate commemorative

III. Monumenti per ammiragli
1. Capitani generali da mar
2. S. Elena. Vettor Cappello - un secondo Costantino
3. S. Antonio e S. Francesco della Vigna. Un tentativo di riabilitare Antonio Grimani
4. S. Maria Formosa. Vincenzo Cappello, Andrea Doria e la battaglia della Prevesa

IV. Monumentum corporis - S. Giuliano, Tommaso Rangone e il suo culto dei monumenti

Parte terza
L'occhio alla posterità. Monumenti di case prospere e di case estinte in età barocca

V. Dopo Lepanto
1. Politica dei monumenti II (1571-1645)
2. Monumenti dinastici: la facciata come tavola genealogica
        S. Maria Formosa
        S. Giustina
        S. Clemente
3. Ss. Giovanni e Paolo. Occasioni perdute

VI. "Magnificenza comprata" - Facciate della seconda metà del Seicento
1. Politica dei monumenti III (1645-1718)
2. Venezia Danae. L'ascesa dei mercanti e la svalutazione delle norme nobiliari
        S. Salvador
        L'Ospedaletto
        S. Moisè
3. S. Maria del Giglio. La facciata come lascito

Epilogo
Francesco Morosini Peloponnesiacus e S. Vidal. Monumenti di carta per un doge

Illustrazioni
Documentazione
Fonti archivistiche e manoscritte
Bibliografia
Referenze grafiche e fotografiche
Indice dei nomi e dei luoghi


Visita il sito web dell'Istituto Veneto