Emilio Negro, Nicosetta Roio
Lorenzo Costa, 1460-1535,
Modena, Artioli, 2001, pp. 193, ill. col. e b/n, € 103,29

 

L'opera costesca aveva bisogno da tempo di una rilettura (in molti punti anche radicale), o quanto meno di una rimessa a fuoco contestuale da parte delle ricerche storico-artistiche. Quale campione del proto-classicismo emiliano, infatti, Costa aveva visto la sua opera racchiusa in clichées formali incardinati intorno a una dolcezza di ascendenza peruginesca, benché molti esempi della sua opera mostrino ben altri referenti culturali.

Un pregio del lavoro di Negro e Roio sta nel tentativo di proporre alcune nuove chiavi di lettura che intenderebbero sganciare l'opera costesca da questi luoghi comuni critici. In particolare ciò si nota nel tentativo di agganciare a suggestioni nordiche l'interesse per il ritratto diffuso in ogni periodo dell'attività dell'artista. I rapporti con la cultura settentrionale si sarebbero resi disponibili a Bologna in virtù della presenza dello Studium frequentato da numerosi studenti e docenti di origini transalpina. A ciò vanno aggiunti i contatti commerciali intrattenuti dalla città governata dai Bentivoglio con i mercati settentrionali.

Tuttavia questi tentativi di apertura di nuove vie interpretative si arrestano di fronte alla totale assenza di approfondimento contestuale e di fronte all'assenza di nuove ricerche d'archivio e sulle fonti documentarie e testuali. Da un lato prevale una lettura formale che non viene ampliata nell'interpretazione delle immagini, mentre dall'altro lato l'ampio regesto cronologico fornito dagli autori si basa su notizie già ampiamente edite per lo più da Carlo d'Arco, Alessandro Luzio, Clifford Brown o Paola Tosetti Grandi, cui non  viene aggiunto nulla di nuovo. I contesti in cui Costa risulta attivo, da Ferrara a Bologna a Mantova non sono analizzati come si dovrebbe, così che il pittore viene definito con varia aggettivazione come un campione della cultura della corte bentivolesca o gonzaghesca, ma poi non si capisce bene quali siano le esigenze culturali di questi luoghi che entrano (fantasmaticamente) nel testo.

I due saggi che introducono al catalogo delle opere si propongono come esame della fortuna critica e della biografia di Costa, il primo, e come un tentativo di inquadramento dell'opera in un più ampio contesto padano prevalentemente dal punto di vista stilistico. In questa parte del volume troviamo un complessivo (e abbastanza utile) riesame della bibliografia costesca. Riesame che prosegue nelle schede del catalogo dei dipinti, quasi esclusivamente costruite sul commento dei risultati delle ricerche già disponibili. Perciò, al di là dei tentativi appena abbozzati di rilettura dell'opera costesca, appare proprio questa sistematizzazione bibliografica il pregio maggiore di questo volume che potrà perciò costituire aggiornato riferimento per ricerche che abbiano come fine ultimo la comprensione reale dei contesti e dell'attività dell'artista.

(Leandro Ventura)
1/4/2002


vai al sito web dell'editore