Marco Callegari,
Dal torchio del tipografo al tanco del libraio. stampatori, editori e librai a Padova dal XV al XVIII secolo,
Padova, Il Prato, 2002 ("Quaderni dell'artigianato padovano", n. 4), pp. 184, 20 ill. b/n,  € 28,00

 

Una precisazione anzitutto: il testo in esame non racconta direttamente o indirettamente storie dell'arte; definisce piuttosto il percorso dell'industria editoriale padovana attraverso quattro secoli di vicende umane e materiali.

Merita tuttavia sicura collocazione all'interno di questa rubrica quale interessante tassello per un'ideale biblioteca sulla cultura veneta.

Inoltre, e la questione riguarda la rivista senz'altro più da presso, fornisce un'ampia e dettagliata documentazione intorno ai meccanismi del mercato librario, il contesto primario, cioè, della diffusione delle immagini a stampa, di cui "Venezia Cinquecento" si è già in più occasioni occupata, sollecitando le esplorazioni sulla dimensione materiale della storia dell'incisione.

Le accurate indagini di Marco Callegari, ospitate nella collana dei "Quaderni dell'artigianato padovano", considerano le origini dell'editoria patavina sotto il segno di Lorenzo Canozi da Lendinara, artista di ascendenza squarcionesca, brillante intagliatore prestato, per così dire, alla produzione libraria, all'inizio dell'ottavo decennio del Quattrocento.

A lui si deve la prima "collana" di edizioni aristoteliche realizzata tra il 1472 e il 1475, nel contesto di un mercato subito alimentato dalla rilevante presenza dello Studium universitario, noto centro di ricerca e di insegnamento del pensiero di Aristotele.

La storia ordinata dall'autore prosegue focalizzando i nodi problematici del rapporto concorrenziale tra l'editoria di Padova, il principale centro culturale della terraferma, e il mercato veneziano, il cui privilegio, già dal XV secolo, risulta difeso da una trama di misure protezionistiche che ne sanciscono il successo incontrastato.

Per il periodo compreso tra '600 e '700, la documentazione ben più cospicua rispetto alle fasi iniziali dell'evoluzione della stampa, consente un'inquadratura assai ampia sulle vicende dei personaggi che animarono la produzione, mettendo a disposizione una buona mole di dati e notizie sui contesti della circolazione libraria.

Lasciando una disamina analitica del testo senz'altro agli specialisti del settore, se ne segnala comunque volentieri la pubblicazione perché esso produce un materiale documentario piuttosto vasto, utile alla formazione di un'enciclopedia di dati di base per le indagini, evidentemente ancora in via di sviluppo, sulle dinamiche di vendita (complementari rispetto a quelle dei libri) delle stampe artistiche.

La ricostruzione del contesto padovano suggerisce dunque, in un ambito geografico senza dubbio ristretto ma con spunti di interesse generale, i margini culturali necessari alla più volte auspicata razionalizzazione della storia del mercato dell'incisione, riferimento opportuno se non proprio essenziale per l'elaborazione di "modelli" di pubblico che permettano la comprensione delle peculiari modalità ricettive attivate dalle immagini a stampa.

Francesco Sorce
(8 mag. 2003)


Indice

Cenni sulla stampa padovana del XV e XVI secolo

La libreria all'insegna "al nome di Giesù"

Paolo Beni, Giovanni Battista Martini e Francesco Bolzetta: la tipografia "Beniniana"

Dopo il "gran castigo di Dio": i Frambotto

La tipografia del Seminario a Padova

Dalla laguna alla terraferma: i Conzatti

I fratelli Volpi e la stamperia Cominiana

Gli eredi: Angelo Comino e la diffusione a Padova dei livres philosophiques

Indice dei nomi


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