Le tecniche calcografiche d'incisione diretta. Bulino puntasecca maniera nera,
A cura di Ginevra Mariani, Roma, De Luca Editori d'Arte, 2003, pp. 159, 110 ill b/n, 12 tav. colori, € 10,00.

 

Pubblicato in occasione della mostra "La stampa calcografica da Mantegna a Chagall" (Roma 28/2 - 16/4 2003: se ne veda la recensione in queste stesse pagine), a cura della stessa sovrintendente dell'esposizione Ginevra Mariani, il testo in esame, pur non costituendo un vero e proprio catalogo, fornisce un valido supporto all'allestimento, affrontando un vasto spettro di temi di notevole interesse in rapporto alla storia dell'incisione.

Nel contesto di una collana editoriale dedicata ai Lineamenti di storia delle tecniche, l'antologia di saggi di taglio prevalentemente storiografico propone sintesi orientative sui principali momenti dell'evoluzione dell'arte incisoria, mettendo a fuoco le ricerche di alcuni suoi protagonisti nel periodo compreso tra Quattrocento e Novecento.

L'esemplare chiarezza con la quale si delucidano i passaggi di stile, di speculazione intellettuale e di concezione estetica rende il libro (e la collana) un complemento e talvolta un contrappunto essenziale all'ordine della biblioteca consolidata sull'argomento, alimentando senza dubbio il dibattito sui protocolli di indagine che riguardano le peculiarità dell'incisione.

Il libro d'altra parte raccoglie gli esiti di una serie di lezioni promosse dall'Istituto Nazionale per la Grafica centrate sulle tecnologie dell'espressione del bulino e della puntasecca, rivelando una evidente impostazione didattica. Se ne rileva l'efficacia a partire dalla soglia introduttiva, a cura di Antonella Renzitti, che descrive analiticamente gli aspetti operativi della prassi incisoria, rendendo intellegibili le complesse procedure materiali delle tecniche e focalizzando le differenti possibilità espressive.

Proprio sull'opzione didattica pare importante insistere in sede di giudizio complessivo sull'opera, in ragione del fatto che essa emerge quale cornice di riferimento per la trama degli scritti. Esplorando i testi è possibile constatare agevolmente che tale scelta si pone in rapporto al problema non secondario della gestione e della trasmissione delle informazioni ricavabili dall'indagine sull'oggetto a stampa.

La diffusa esemplificazione di procedure analitiche sulle tecniche offre un ventaglio piuttosto ampio di possibilità descrittive e interpretative, sia sul piano lessicale che su quello concettuale, perimetrando i contesti d'uso di taluni modelli di lettura delle peculiarità espressive dell'incisione diretta.

Dunque, al di là del valore squisitamente storiografico dei diversi contributi, ineccepibile peraltro, la raccolta presenta un buon grado di interesse pedagogico in merito all'apprendimento degli strumenti atti al riconoscimento e alla traduzione nell'ordine discorsivo delle caratteristiche fisiche degli oggetti visivi.

Si ricava dai testi una ricchezza linguistica in grado di costituire un fondamento per l'elaborazione degli strumenti analitici orientati soprattutto a porre in luce quel particolare nodo del fare artistico che si colloca tra la perizia tecnica e il piano dell'espressione.

Un nodo, o piuttosto una sorta di spazio liminare e immaginario in cui una certa prassi operativa diventa figura, capace di suggerire una serie di reazioni nell'osservatore chiamato alla cooperazione con il testo visivo nell'attualizzazione dei suoi significati e, ad un tempo, all'infinito tentativo di verbalizzare la propria esperienza estetica.

Il libro lavora dunque in prima istanza sulla formazione di un bagaglio analitico strutturale, attraverso la divulgazione di un linguaggio "settoriale" (con tutte le cautele che il termine comporta in ambito storico artistico) distante da quella salottiera retorica dell'elogio e del biasimo che spesso costella le architetture dei testi sull'argomento.

Pur nei limiti di una tradizione consolidata (e tuttavia al riparo dalle pericolose cristallizzazioni), vengono (ri)tracciate le condizioni di possibilità per "vedere" e "parlare" della grande e complessa varietà di mezzi con i quali il bulino, ad esempio, organizza e gestisce il proprio repertorio segnico, fornendo altresì indicazioni sulle modalità di qualificazione storica dei diversi fenomeni di declinazione del "materiale" rappresentativo.

Si tratta, ad evidenza, di un'operazione intellettuale che trova motivi di fertile confronto nel contesto della recente riflessione museologica, in cui opportunamente l'iniziativa dell'Istituto si colloca e dove è d'attualità la riflessione sulla trasmissione del capitale culturale prodotto dalla disciplina storico artistica.

Si auspica, insieme al continuo sviluppo di simili prospettive museali, la promozione e magari la discussione anche degli esiti di quegli studi, tutto sommato poco frequentati, relativi alla problematica definizione del ruolo della stampa sul piano antropologico (bastino in questa sede, quali riferimenti esemplari ed eventualmente dialettici, il modello fornito da David Freedberg in Il potere delle immagini [1989], Torino 1993; ovvero quello elaborato da Alphonse Dupront, Il sacro. Crociate e pellegrinaggi. Linguaggi e immagini [1987], Torino 1993).

Una discussione dalla quale potrebbero senz'altro emergere stimoli suggestivi per il settore della ricerca che si occupa di delineare l'importanza delle incisioni all'interno del dominio sociale, devozionale e politico, mettendo a punto sistemi ermeneutici orientati essenzialmente sui paradigmi dell'estetica della ricezione.

L'auspicio riguarda dunque la necessità, anche per la storia dell'arte, di ragionare su modelli stabili per indagare la particolare fenomenologia della stampe, alimentando quei tentativi critici di ricostruzione, ad esempio, dei mutamenti di alcuni aspetti nel rapporto devozionale con il sacro, favoriti dalla disponibilità crescente di immagini a partire dalla prima ampia circolazione quattrocentesca.

La questione, inesauribile - è ovvio - in questa sede, riguarda naturalmente il rilievo della diffusa presenza delle immagini a stampa nella sfera domestica, di fronte alle quali fluisce una quotidianità che tende a modellarsi sugli exempla etici e morali delle rappresentazioni.

Le incisioni, accessibili economicamente ad un pubblico sempre più vasto, contribuiscono al disciplinamento socioculturale, offrendo una documentazione di interesse primario, tra l'altro, per molti aspetti "marginali" della storia, dalla sessualità ai meccanismi di costruzione dell'identità sociale, dall'ideologia alle relazioni di potere (Sara F. Matthews Grieco, Pedagogical Prints…, in Picturing Women in Renaisance and Baroque Italy, Cambridge 1997).

Intorno alle stampe si intrecciano dunque istanze disciplinari diverse e complementari, da confrontare senz'altro in un quadro epistemologico generale, che l'Istituto Nazionale per la Grafica contribuisce costantemente ad arricchire attraverso le verifiche imposte da una didattica ragionata e sorvegliata.

Francesco Sorce
(15 apr. 2003)


Indice

Serenita Papaldo
Introduzione

Parte Prima
La tecnica

Antonella Renzitti
La calcografia, il bulino e le tecniche di incisione diretta

Giuseppe Trassari Filippetto
Il bulino da utensile orafo a strumento grafico

Parte Seconda
Storia delle tecniche calcografiche d'incisione diretta

Evelina Borea
Stampe da rame nel Quattrocento

Ginevra Mariani
Origine e sviluppo della stampa calcografica nel nord Europa: Albrecht Dürer e Luca di Leida

Marzia Faietti
Marcantonio Raimondi e la grande stagione del bulino in Italia

Simonetta Prosperi Valenti Rodinò
Da Cornelis Cort ad Agostino Carracci

Luigi Ficacci
Claude Mellan

Alida Moltedo
Il bulino di traduzione nel '600. Il caso Pasqualini

Anna Maria Voltan
La maniera nera

Giorgio Marini
La "Bella Maniera" di Joseph Wagner e l'incisione di traduzione veneziana del Settecento

Fabio Fiorani
L'incisione di traduzione nell'Ottocento. Luigi Calamatta traduttore di Ingres

Ginevra Mariani
Conversazione con Jean Pierre Velly

Parte Terza
Contributi alla storia delle tecniche calcografiche d'incisione diretta

Giulia De Marchi
La Calcografia romana e le sue collezioni

Tavole

Giuseppe Trassari Filippetto
Diagnostica e problemi conservativi

Lucia Ghedin
Il restauro

Anna Valeria Jervis
L'inchiostro calcografico

Bibliografia
a cura di Gabriella Bocconi