Stefano Zuffi
Grande atlante della pittura dal Mille al Duemila
Milano, Electa, 2001, pp. 432, ill. col. e b/n, £. 70.000, € 36,15

 

Il titolo del recente volume di Electa è probabilmente di quelli che possono generare curiosità: un atlante (grande) della pittura dal 1000 al 2000 sembrava infatti proporsi come strumento utile di sintesi, di informazione rapida e di divulgazione a buon livello; sembrava essere uno strumento adatto a individuare sinotticamente i fenomeni artistici e la loro distribuzione geografica e cronologica. Insomma si poteva pensare che si trattasse di una sorta di atlante storico della pittura degli ultimi dieci secoli.

Purtroppo l'opera non corrisponde alle aspettative suscitate dal titolo, poiché è un volume costruito senza una impostazione metodologica definita, ma del tutto generica, come è generico il testo introduttivo, nel quale non si parla di contesti geografici o culturali, ma di artisti, di forma, di segno e di quant'altro possa riguardare un'opera d'arte, ma non propriamente la sua connessione ad un determinato luogo e tempo di origine.

Il libro si distribuisce poi in numerosi capitoletti che, in effetti, individuano dei contesti geografici e cronologici definiti e degli autori, ma sono tutti brani slegati, adatti solo a presentare immagini normalmente di discreta qualità, accompagnate da testi clamorosamente generici e generalizzanti e talvolta neanche molto aggiornati dal punto di vista scientifico. Anche gli apparati al termine del libro risultano deludenti e tutto sommato inutili nella successione di quadri diacronici, anziché sinottici (come sarebbe stato auspicabile), e di quadri geografici rigorosamente distinti gli uni dagli altri, senza alcuna volontà di confronto tra scuole e singoli artisti.

Non si tratta assolutamente, insomma, di una "geografia e storia" della pittura, ma forse questa sarebbe stata una speranza eccessiva; non si tratta neanche di un'opera divulgativa, perché il potenziale interesse e valore dell'iniziativa si perde in una impostazione poco funzionale a una effettiva divulgazione di livello adeguato. Il libro è in definitiva una sorta di coffee-table-book, dalle belle immagini e dai contenuti limitati. In verità ci si sarebbe potuti attendere davvero molto di più da un editore come Electa, perché, anche un testo divulgativo ha la sua dignità e il suo valore, allorquando risulti chiaro che fare divulgazione vuol dire impegnare l'intelletto del lettore, anche di quello meno esperto, fornendo notizie scientificamente aggiornate e metodologicamente valide.

(LeV)
27 dic. 2001

 

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