Il principe architetto
Atti del convegno (Mantova, 21-23 ottobre 1999), a cura di Arturo Calzona, Francesco Paolo Fiore, Alberto Tenenti, Cesare Vasoli

Firenze, Leo S.Olschki Editore, 2002 ("Ingenium", n. 4), pp. VIII+584, ill. b/n e colori, € 61,00.

 

L'identificazione tra il principe e l'architetto proposta da questo convegno costituisce un tema forse singolare, proprio per la commistione dei ruoli, che viene stabilita dal titolo dell'incontro e dagli interventi che ne hanno costituito il momento di studio fondamentale. Tuttavia, dopo aver letto i saggi contenuti in questo volume, sarà possibile riconoscere che l'accostamento non è così anomalo, come potrebbe a prima vista sembrare.

Il legame tra principi e architettura è infatti luogo comune ampiamente attestato dalle fonti documentarie e testuali, soprattutto a partire dal Quattrocento italiano, sia quando leggiamo la "patente" di Luciano Laurana con gli apprezzamenti di Federico da Montefeltro nei confronti dell'arte di edificare, sia quando scopriamo che Ludovico II Gonzaga si propone autoironicamente come "discipulo" di architettura nei confronti del lapicida Luca Fancelli. Le conoscenze di cose architettoniche fanno parte del bagaglio formativo necessario al principe, come richiesto dall'esigenza di saper realizzare fortificazioni o di saper seguire con cognizione di causa le costruzioni commissionate per la corte. Ma questo tema è presente anche nel fondamentale "manuale" quattro-cinquecentesco del buon principe, ovvero l'Institutio principis christiani dedicato da Erasmo da Rotterdam a Carlo di Borgogna. Ma in questa serie di esemplificazioni si potrebbe proseguire agevolmente, sia in Italia che nel resto d'Europa, ben entro il XVI secolo e anche oltre. Ciò avviene per vari motivi, sia simbolici che concreti, tra cui inevitabilmente va considerato che l'architettura era una delle forme più significative attraverso cui si doveva manifestare la magnificenza del principe, soprattutto perché nell'edificare venivano impegnate vaste risorse finanziarie, ma anche perché le costruzioni potevano essere pensate a utile dei sudditi, mostrando chiaramente così il ruolo del sovrano come artefice della salvezza e della felicità del suo popolo. Il principe diventa quindi architetto e non solo nelle fonti encomiastiche o nei trattati id teoria politica, ma anche nel concreto operare dei cantieri, tanto che la domanda più frequente che ci si può porre in questo ambito è indirizzata al riconoscimento eventuale di una diretta partecipazione di un signore alla progettazione o alla scelta di dettagli architettonici di un edificio.

Esplorare questo tema è quindi un momento di riflessione fondamentale per comprendere non solo la storia dell'architettura, ma anche la storia delle teorie politiche e la storia della concezione del principato nel corso del XV e del XVI secolo, ovvero il periodo preso in considerazione dagli interventi al convegno. I testi qui pubblicati riescono a fornire un quadro ampio delle problematiche sollevate dal tema, affrontando vari contesti, prevalentemente quattrocenteschi, con metodiche di approccio differenti.

Ciò che in generale risulta evidente dai materiali qui pubblicati è che non è possibile dare spazio a facili generalizzazioni, ma è sempre necessario verificare ogni volta quanto emerge dalle fonti letterarie o dagli edifici stessi, attraverso rigorose analisi documentarie. Insomma è necessario svolgere ricerche nuove e approfondite, che consentano di chiarire le varie realtà con analisi dettagliate delle situazioni concrete; ed è ciò che è stato fatto proprio in occasione di questo convegno dalla maggior parte dei relatori presenti.

Venezia è presente, nonostante sia una repubblica, attraverso l'esame di un caso particolare, quello della committenza architettonica delle scuole, in cui sono i cittadini e i membri dell'oligarchia dominante a diventare committenti o intendenti di architettura. Manuela Morresi si è occupata delle vicende cinquecentesche relative alla costruzione della Scuola della Misericordia, vicende che videro il progetto di Jacopo Sansovino bloccato dal guardian grande Francesco Feletto, forse influenzato dalla condanna del lusso architettonico propugnata da Gasparo Contarini. Anche questo episodio conferma come il rapporto tra committenti e architetti possa sia rimanere solo su più ovvi piani finanziari, ma può anche trasferirsi nell'ambito delle scelte architettoniche. Una realtà che, come dimostrato dal convegno mantovano, è parte integrante della committenza architettonica, soprattutto quando il committente (principe o patrizio) è un intendente di architettura.

Daniela Landi Rossotti
(26 gen 2003)


Indice

Alberto Tenenti, Il Principe Architetto

Riccardo Fubini, Lorenzo de' Medici architetto costituzionale? Disegno principesco e reggimento cittadino nella Firenze del secondo Quattrocento

Pietro Corrao, Progettare lo Stato, costruire la politica: Alfonso il Magnanimo e i regni italiani

Massimo Miglio, Principe, architettura, immagini

Ennio Poleggi, Una committenza urbana fra Comune e Repubblica: le «muraglie vecchie» di Genova (1461-1551)

Pietro C. Marani, Leonardo e Bernardo Rucellai fra Ludovico il Moro e Lorenzo il Magnifico sull'architettura militare: il caso della rocca di Casalmaggiore

Daniela Lamberini, Strategie difensive e politica territoriale di Cosimo I de Medici nell'operato di un suo provveditore

Bruno Adorni, Il castello di sdoppia: il palazzo di corte vicino alla rocca di Cortemaggiore

Richard Schofield, Note sul "sistema di Amadeo" e la cultura dei committenti

Manuela Morresi, Cittadini-architetti? (Nelle Scuole Grandi a Venezia). Francesco Feletto guardian grande evangelico, Tiziano e Sansovino

Luisa Giordano, Edificare per magnificenza. Testimonianze letterarie sulla pratica  e la teoria della committenza di corte

Donatella Calabi, Il principe architetto, la città e il territorio nelle piccole signorie italiane tra Quattro e Cinquecento

Arturo Calzona, Ludovico II Gonzaga principe «intendentissimo nello eidificare»

Livio Volpi Ghirardini, La presenza di Ludovico II Gonzaga nei cantieri delle chiese albertiane di San Sebastiano e di Sant'Andrea

Gianfranco Ferlisi, I palazzi dei cortegiani e le scelte architettoniche e urbanistiche di Ludovico Gonzaga

Christoph Luitpold Frommel, Pio II committente di architettura

Arnold Esch, Progetti edilizi dei cardinali a Roma e l'importazione di materiali da costruzione (1470-1480)

Riccardo Pacciani, Lorenzo il Magnifico: promotore, fautore, «architetto»

Sabine Frommel, Lorenzo il Magnifico, Giuliano da Sangallo e due progetti per ville del Codice Barberiniano

Philip Jacks, Gli Spinelli in Santa Croce: opera e famiglia nella committenza d'architettura a Firenze nel '400

Hubertus Günther, Kaiser Maximilian I. Zeichnet den Plan für sein Mausoleum

Jean Guillaume, François Ier architecte: les bâtiments

Monique Chatenet, Francesco I architetto: i documenti

Paulo Pereira, «Reais quinas» la propaganda regia, l'architettura e l'iconologia del potere al tempo di Don Manuel

Francesco Paolo Fiore, Conclusioni


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