«VeneziAltrove. Almanacco della presenza veneziana nel mondo»,
a cura di Fabio Isman, n. 4-2005, Fondazione Venezia 2000-Marsilio, pp. 160 in italiano e inglese, 92 ill. b/n e colori, € 10,00

 

Continua la pubblicazione dell'Almanacco di "VeneziAltrove", giunto ormai al n. 4, mentre siamo in attesa del quinto. L'impegno di Fabio Isman nella ricostruzione delle vicende delle opere dell'ingegno e dell'arte veneziani prosegue con grande impegno e ne dobbiamo essere grati, perché quanto viene pubblicato su "VeneziAltrove" consente di completare quanto sappiamo sulle opere, ma spesso tralasciamo assaliti da una frenesia interpretativa che talvolta ci fa scorrere sopra le storie concrete delle opere.

Quante sono le opere che sono ormai lontane dalla Laguna? Sessantamila, secondo una stima attendibile (e forse elaborata per difetto), e di queste, come sappiamo, si occupa "VeneziAltrove". Con l'indagine su singole opere – e in questo numero si parla di Antonello da Messina, di Scarlatti o di Tiziano – l'Almanacco si propone di stilare un sorta di indice delle presenze veneziane fuori Venezia, per avere a portata di sguardo l'attuale collocazione di quanto è stato prodotto, o si trovava, in Laguna. Ma in questo numero si va oltre, perché non si parla solo dei flussi in uscita, ma anche di quelli in entrata: Fabio Isman, infatti, racconta delle collezioni veneziane, ovvero di quell'aspetto della politica di prestigio del patriziato veneziano che aveva portato in Laguna opere e oggetti spesso singolari.

Quindi il raggio di azione di "VeneziAltrove" non è limitato come apparentemente potrebbe sembrare e magari nel prossimo futuro si potrà anche parlare di Venezia come centro mercantile attraverso il quale le opere e le collezioni transitavano, sostando solo per breve tempo, per poi finire altrove, appunto (ed è facile qui pensare al passaggio veneziano delle collezioni gonzaghesche al principio del Seicento).

Del resto non ci si può sottrarre dall'osservare che, se Venezia è stata un luogo di esportazione e commercio di opere d'arte, questo non è altro che uno degli aspetti più noti della città. Anzi, forse, insieme alla sua realtà topografica, l'altrove delle opere veneziane è stato lo strumento più solido e concreto di diffusione di un mito.

Leandro Ventura
(20 ottobre 2006)


Indice

Giuseppe De Rita,
Le molte luci e ombre in cinque secoli di un collezionismo assai colto e fastoso

Fabio Isman,
C'erano 300 collezioni private (alcune assai singolari) e 70 sono state svendute così

Rosella Lauber,
A Venezia ne dipinge almeno 20; però oggi di Antonello, un solo quadro rimane in città

Intervista a Giovanna Nepi Scirè,
I registri della dispersione. e Pietro Edwards decide: "A Vienna, Milano, da cedere"

Sandro Cappelletto,
Tutte le sonate di Scarlatti sono a Venezia: ecco il loro tortuoso percorso

Giorgio Tagliaferro,
L'Ariosto di Tiziano (Londra) non è Ariosto; e il Barbarigo non si sa chi sia

Francesca Pitacco,
Tiziano, Giorgione & company: quando gli scozzesi facevano man bassa


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